26 ottobre 2009

Report - L'Era del debito

L'Italia ha il terzo debito del mondo, in crescita a causa della crisi, come per altri paesi europei.
29000 euro per abitante: un debito cresciuto negli anni 80, che si è cercato di contenere con le svendite dei "gioelli" di stato negli anni 90.
Il forte debito è stato detto, dal ministro Tremonti, è un ostacolo all'attuazione delle leve per la ripresa.
Non possiamo mettere più soldi per alleggerire le tasse, per aumentare o estendere il welfare.

Report, nell'inchiesta di Stefania Rimini, ha digerito per gli italiani (quelli ancora interessati alla politica) il debito.
"Speriamo non vi vada di traverso" spiegava la Gabanelli all'inizio della puntata.
E a qualcuno deve essere veramente andata di traverso la puntata.
Alle imprese della brianza (come quella della signora Bonacina), in crisi e costrette alla chiusura.
O a Limatola (nel beneventano), dove mancano strade e infrastrutture di altro tipo che permettano di arrivare alle imprese della zona.

Il fatto che siamo in tanti ad avere un debito alto. Noi e la Germania ad esempio: anche le imprese tedesche sono in crisi perchè basate fortemente sull'export.
E oggi che le industrie hanno intrapreso la politica di svuotare i magazzini, e di lavorare solo su un ordine, sono calate le richieste, per tutte le altre aziende dell'indotto.

Quando si uscirà dalla crisi, c'è da attendersi un incremento dei tassi di interesse. In Germania, per uscire dall'emergenza, può permettersi di spendere più dell'Italia perchè ha un minor debito.
Il paese investe in ricerca, in strade, in modernizzazione delle infrastrutture. In Italia, le imprese non riescono nemmeno a farsi pagare dallo stato.

E quando si parla di inrastrutture, si parla di progetti realizzati in decenni, con costi che raddoppiano.
Anche la Cina ha un suo piano di ripresa che la sta facendo tornare ai livelli produttivi di prima.

Quando le imprese italiane usciranno dalla crisi: dall'inchiesta di Report emerge che molti settori non torneranno mai ai livelli di produzione di prima della crisi.
Altri settori, stritolati dalla concorrenza sleale dei cinesi (i divani a Forlì, il tessile a Prato), si stanno estinguendo.
Altri ancora, si perdono perchè le aziende delocalizzano, portano fuori competenze e tecnologie.
La piccola e media impresa ialiana si basa sul prodotto artigianale, made in Italy: prodotti ad alta qualità.

Dovremmo puntare sulla ricerca, sui nuovi brevetti, sulla tecnologia anzichè su prodotti a basso valore tecnologico.
Invece i centri di ricerca, come quello della Nokia a Cinisello, Technolabs a l'Aquila, chiudono.
E su questo fronte, lo stato italiano ha investito e investirà poco.
La deduzione alle aziende per le spese sulla ricerca, era legata ad un fondo con un tetto.
Molte imprese che speravano di avere diritto ad un credito di imposta del 10%, non sono riusciti ad averlo (in Germiania lo stato mette 7500 euro, per l'innovazione, sempre meglio che niente).

Banca di Italia, gli organismi internazionali e le associazioni di settore chiedono al governo le riforme strutturali che permetterebbero di contenere il debito, ma in Italia si preferisce affrontare l'emergenza.
Incrociare le braccia e aspettare la fine della crisi, per gganciare il vagoncino Italia alla locomotiva della produzione.
E se così non dovesse essere? Quanto possiamo aspettare?
Le persone in Cassa integrazione già oggi si rivolgono alle strutture come la Caritas per il mangiare. E non ci sono garanzie che, nel 2010 come si dice, tutti riescano a trovare un lavoro.
E le piccole imprese ricevono meno credito dalle banche di quanto ne avrebbero bisogno: erano abituate a lavorare a debito e oggi sono costrette a rientare. Le banche dall'altro canto, preferiscono investire in titoli di Stato.
La BCE da i soldi alle banche ad un tasso di sconto del 1% e queste lo fanno pagare ad un tasso del 8%.

Come e quando ne usciremo dalla crisi? Ne usciremo meglio o peggio?
C'è da essere un pochetto preoccupati. Il mondo è cambiato, e forse sperare come fanno in tanti che le cose si sistemeranno come sempre (che tanto le famiglie italiane sono risparmiose, che le banche sono sane), non è sufficiente.
Anche a livello europeo, non è stata presa una strada univoca in materia economica, ogni paese è andato avanti per conto proprio.

Technorati:

Nessun commento: